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Quelli che “embè?” – Il Fatto Quotidiano

6 agosto 2017

Siccome non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire né peggior cieco di chi non vuol vedere, siamo passati dal “fuori le prove” all’“embè”. A marzo il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro raccontò al Parlamento quel che accade abitualmente nel Mediterraneo fra alcune Ong e gli scafisti, che partono da premesse opposte ma finiscono col collaborare alla tratta degli esseri umani al riparo dalla legge e della magistratura. E fu attaccato con varie sfumature di fiele, nell’ordine: dai presidenti delle due Camere Grasso e Boldrini, dal premier Gentiloni, dal segretario Pd Renzi, dal ministro della Giustizia Orlando e dal vicepresidente del Csm Legnini, oltreché dalla vasta galassia parolaia comunemente detta “sinistra” e dal quotidiano dei vescovi Avvenire (mentre l’Osservatore Romano riconobbe che bisogna indagare perché non tutte le Ong sono sante a prescindere). Tutti dicevano che Zuccaro ciarlava per sentito dire, non portava le prove, generalizzava, calunniava, infangava, faceva il gioco dei razzisti della Lega e del M5S, anziché starsi zitto ed eventualmente “parlare con gli atti”.

Luigi Manconi, ex lottatore continuo e senatore Pd, si produsse in memorabili sbocchi di bile sul manifesto: per lui il procuratore catanese era “Carmelo ‘forse’ Zuccaro”, il “giudice dadaista”, propalatore di “fake news”, complice del “tentativo più velenoso mai allestito contro le Ong impegnate nel soccorso in mare e, più in generale, contro le politiche dell’immigrazione” a suon di “indecenti bugie e di fantasiose bufale, di calunnie grossolane e di insinuazioni maligne, di sospetti maleodoranti e di illazioni grevi” fortunatamente destinate “al ridicolo ma anche un po’ alla vergogna” perché mai sarebbe “emerso un solo indizio e nemmeno la più labile delle prove, il più fragile riscontro e la più approssimativa conferma dell’intero castello di accuse montato ad arte dai volenterosi agenti della xenofobia. Nulla, assolutamente nulla”. Ora che i pm e il gip di Trapani depositano gli atti, le foto, le intercettazioni e le testimonianze sulla soave corrispondenza di amorosi sensi fra l’Ong tedesca, gli scafisti libici e la cosiddetta Guardia costiera di Tripoli, questi tartufi non si scusano né tantomeno rettificano: si posizionano fischiettando in modalità “che sarà mai”. Con due eccezioni: Avvenire (“reato umanitario”) e Manconi (“reato di altruismo”). Cioè: quel che diceva Zuccaro era tutto vero; ma, dopo 5 mesi di negazionismo (Manconi sul manifesto del 4.5.2017: “nulla, assolutamente nulla”), si passa direttamente e allegramente al giustificazionismo.

Ecco infatti Manconi sul manifesto di ieri: “Finora, dai dati conosciuti e dalle stesse dichiarazioni della procura, si tratterebbe solo ed esclusivamente della realizzazione di un “corridoio umanitario”. I fatti sono totalmente diversi, ma il percorso logico – si fa per dire – è lo stesso dei grandi imputati di Tangentopoli, da Craxi a B.: prima negavano tutto (il complotto delle toghe rosse), poi – quando si scopriva che mentivano, sepolti dalle prove – ripiegavano sull’“embè?”. Craxi passava da Mario Chiesa “mariuolo” isolato, “mela marcia” nel cestino delle mele sane, al “così fan tutti” del celebre discorso alla Camera. E B. svolazzava dal “giuro sulla testa dei miei figli che sono innocente” alla rivendicazione dell’evasione fiscale” come legittima difesa contro lo Stato esoso “che non ti fa sentire intimamente colpevole, in sintonia con il tuo intimo sentimento di moralità” e della corruzione come obbligo imposto dai politici o come lubrificante dell’economia. L’idea che esista un primato della Legge, al di sopra di tutto e di tutti, non ha mai sfiorato i portatori delle varie culture illiberali, dunque allergiche al senso dello Stato e alle sue regole, che hanno infestato l’Italia dall’Unità a oggi: quella clericale, quella castale e braminica della politica illegale, quella impunitaria dell’imprenditoria criminale, quella anarcoide dell’estrema sinistra gruppettara e della destra eversiva. Infatti oggi ritroviamo sulle stesse posizioni il giornale dei vescovi e l’ex capo del servizio d’ordine di Lotta continua. I quali nemmeno si rendono conto di ripetere, a proposito dell’Ong tedesca beccata con lo scafista in bocca, anzi a poppa, gli stessi argomenti del peggior berlusconismo da cui si credono immuni.

Prendete, per esempio, la “neutralità” rivendicata dalla gran parte delle Ong (quelle che rifiutano di firmare il Codice di condotta del Viminale e dell’Ue) tra scafisti e polizia giudiziaria (che, essendo armata, non deve assolutamente salire a bordo delle navi delle Ong). È la stessa degli intellettuali di sinistra che, negli anni di piombo, si vantavano di non stare “né con lo Stato né con le Bierre”, mentre il socialista lombardiano Fabrizio Cicchitto voleva disarmare la polizia (infatti trovò poi asilo ad Arcore). E dei tanti che oggi hanno in tale disprezzo lo Stato da non scandalizzarsi se nel 1992-’94 ministri e carabinieri trattarono con gli stragisti di Cosa Nostra. Nel 1998, appreso che il pool di Milano aveva trasmesso al giudice anticorruzione spagnolo Baltasàr Garzòn gli atti dello scandalo Telecinco, il Camiano se ne uscì con questa dichiarazione: “Questa indagine a Madrid è un pacchetto preconfezionato dai magistrati milanesi… Chi inventa teoremi in Italia, qualche volta, ama fare dei cadeaux a qualche collega straniero, saltando a pie’ pari le regole della solidarietà fra concittadini”. Cioè, pretendeva che i pm milanesi coprissero i suoi eventuali reati commessi in Spagna per solidarietà fra italiani, all’ombra del Tricolore (Forza Italia!). E poi giustificava le tangenti in quanto “non fanno vittime” (a parte le casse dello Stato e le tasche dei cittadini, la spesa pubblica e il debito pubblico galoppanti, il libero mercato e gli imprenditori onesti, le grandi opere costruite sulla e con la sabbia, i danni all’ambiente e al territorio).

Sentite ora Manconi: a suo dire, quelli contestati alla Jugend Rettet sono “reati senza vittime e privi di offensività e materialità”, come “il vagabondaggio, l’anticlericalismo, il sovversivismo, la propaganda antimonarchica”. Cioè: chi fa da taxi ai carichi di esseri umani spolpati dagli scafisti aiutando i trafficanti libici a non uscire dalle loro acque, a non farsi intercettare né identificare dalla magistratura italiana, a godersi il bottino e persino a riavere indietro i gommoni per continuare la tratta degli schiavi, è un benemerito, un altruista, un creatore di “corridoi umanitari”. E non fa vittime, noooo. Il fatto che centinaia di migliaia di disperati vengano rapinati dei loro miseri averi per qualche miglio di viaggio su una zattera pericolante da gentaglia senza scrupoli a cui i bravi ragazzi “umanitari” garantiscono l’impunità, sarebbe un “reato senza vittime”. Non da punire, ma da premiare, in base a una non meglio precisata “ispirazione rigorosamente democratica e liberale” (buona questa), mentre chi chiede a tutti il rispetto delle regole avrebbe “un’idea statolatrica e tendenzialmente autoritaria” (le pazze risate).
Naturalmente Manconi precisa che, “se gli appartenenti alla Jugend Rettet… hanno commesso reati, vengano processati e, qualora riconosciuti colpevoli, condannati”. Oh bella: ma se quei reati sono stati scoperti è proprio grazie alla polizia giudiziaria che i Manconi e le anime belle si oppongono a far salire sulle navi delle Ong e che per fortuna, anticipando il regolamento del Viminale, Save The Children ha ospitato a bordo di un proprio natante. Senza quella collaborazione, non ci sarebbe stata l’indagine. E, senza l’indagine, i vari Manconi seguiterebbero a insultare “il giudice dadaista” e a strillare “fuori le prove”. Come se per loro le prove cambiassero qualcosa: ora che le hanno, fanno finta di niente e dicono “embè?”. Sono talmente abituati a non azzeccarne una che, quando rischiano di dire qualcosa di sensato, si spaventano.

Sorgente: Quelli che “embè?” – Il Fatto Quotidiano

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